Ieri mattina Britney Spears si è svegliata alle sei sobria e perfettamente in grado di intendere e volere, ha consumato una frugale colazione a base di cereali, ha fatto footing per tre quarti d’ora in un parco pubblico senza vomitare addosso a nessuno dei numerosi anziani intenti a leggere il giornale sulle panchine e ha accompagnato a scuola tutti i bambini del quartiere intrattenendoli sullo scuolabus con canzoni gospel e vecchi successi dello Zecchino d’oro evitando d’inscenare una lap-dance attorno alla leva del cambio.
Quindi ha fatto ritorno a casa dove si è lasciata intervistare da una sessantina di giornalisti conversando di filosofia e teologia davanti ad una tazza di thè deteinato e annunciando l’uscita del suo primo Lp per agosto 1998.
Secondo i medici, le sue attuali condizioni non suscitano più preoccupazioni di quelle degli ultimi mesi, ma, a detta del cuscino del letto in cui l’artista è ricoverata, la Spears soffrirebbe di leggerissimi disturbi della personalità che la porterebbero ad identificarsi con Cristina D’Avena.
Una tesi che spiegherebbe la passione della cantante per i cereali, e che sarebbe stata confermata anche dalla flebo posta accanto al letto dell’artista.
La bottiglietta, intercettata dagli instancabili giornalisti all’uscita della clinica visibilmente stanca e svuotata dopo aver trascorso sei ore appesa, si è comunque mostrata ottimista, dicendosi sicura che la Spears tornerà presto quel brillante e apprezzato residuo di artista le cui performance extramusicali negli ultimi anni si sono rivelate determinanti per la sopravvivenza di interi imperi editoriali fondati sul gossip.








Qualche anno fa venne introdotto il decreto che consentiva alle società di calcio di “spalmare” i debiti (sostanzialmente l’Iva) su una decina di anni, salvandole da probabili bancarotte.