Mitizzato dai tifosi, osannato dalla stampa, coccolato fino all’eccesso da Marcello Lippi, Francesco Totti oggettivamente resta, fino ad oggi, uno dei misteri poco gloriosi dei Mondiali di calcio di Germania.
Considerato irrinunciabile per qualsiasi formazione italiana, nel complesso delle partite fin qui giocate Totti ha percorso i metri che Gattuso percorre in una decina di minuti.
Ha perso il novanta per cento dei palloni affidatigli nel diabolico (perché perseverante) tentativo di giocarli di prima intenzione, spesso senza neppure vedere dove stavano i compagni di squadra.
Contro la Germania ha persino calciato tre corner consecutivi tra le braccia del potere avversario quando al centro dell’area c’erano Toni, Materazzi e Cannavaro che attendevano un cross giocabile. Per il gusto della giocata funambolica ha gettato al vento in frazioni di secondo palloni riconquistati con fatica dalla retroguardia azzurra, impedendole così di tirare almeno un po’ il fiato.
Al primo intervento deciso sulla caviglia infortunata si è letteralmente eclissato, arrivando persino a compiere una specie di salto mortale, franando su Ballaci, per timore del contatto di gioco con quest’ultimo.
In compenso, dopo aver segnato su calcio di rigore ha dichiarato che quella era una risposta a chi lo criticava.
Dopo la vittoria con l’Ucraina (nazionale che veleggia verso la quarantesima posizione nella classifica Fifa) ha aggiunto che era pronto a fare la storia, e al termine del successo con la Germania ha chiosato che ormai manca una pagina per scriverla, quella storia.
Eppure tutti lo elogiano, tutti ne esaltano gli effimeri colpi di tacco col pallone lanciato al vento, tutti lo incitano a “prendere per mano la squadra”.
Persino quella mite persona che è Sandro Mazzola, alla richiesta del telecronista di indicare i giocatori che avrebbero meritato di essere sostituiti verso la fine del match con la Germania, ha puntato il dito senza esitazione su Camoranesi e Perrotta, e solo dopo alcuni secondi, capendo che anche la decenza ha i suoi limiti, ha azzardato “Mi spiace, ma forse anche Totti è un po’ stanco”. Poi è rimasto un attimo in silenzio, come in attesa degli spari del plotone d'esecuzione.
Invece, la squadra ormai è impostata sul “re de Roma”, dal quale sembra non si possa prescindere. Nonostante gli inesistenti risultati del modulo che, con la presenza di Totti, obbliga la squadra a giocare con una sola, isolata e irraggiungibile, punta.
Certo, anche per colpa del grave infortunio che lo ha messo ko per alcuni mesi e lo ha costretto ad un volonteroso ed encomiabile recupero a tappe troppo forzate.
Perché la classe del romanista, in condizioni fisiche accettabili, non si discute.
Ma, in questo momento, Totti più che intoccabile sembrerebbe inguardabile.
Ma pochi sono quelli che mostrano di accorgersene, e ancora di meno quelli che lo ammettono.
Anzi, se dovesse essere protagonista della finale con la Francia, attendiamoci l’inevitabile inizio delle procedure di beatificazione.
Al motto di “Er Pupone molto mejo de Napoleone”.