Se ancora ci fosse bisogno di una conferma al fatto che il nostro non è per nulla un Paese serio, questa arriva puntuale dalla vicenda dei redditi diffusi sul web.
La Procura di Roma ha infatti aperto un’inchiesta contro ignoti per la pubblicazione delle dichiarazioni relative al 2005. Poiché i tabulati sono stati diffusi dal sito dell’Agenzia delle Entrate su disposizione del viceministro alle Finanze, Vincenzo Visco, non resta che pensare che agli inquirenti siano sconosciuti sia l’Agenzia che il solerte sottosegretario.
Ma la vicenda sfiora la farsa, perché gli stessi investigatori, nel vano tentativo di scoraggiare la consultazione dei tabulati, avvisano che chi utilizzerà i dati “per uso improprio” rischierà la galera.
Poiché, ovviamente, ci si guarda bene dal dettagliare l’elenco degli “usi impropri”, in attesa di delucidazioni state attenti ad invitare scherzosamente ad offrire una pizza il collega che guadagna qualcosina più di voi: potreste vedervela recapitare in una confezione da asporto direttamente da una guardia carceraria.
Ma in un Paese in cui non si riesce a punire neppure chi si macchia del reato di eccesso di velocità, con le tragiche conseguenze che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi, mette un po’ di tristezza l’introduzione del reato di “eccesso di curiosità”.