Da lettore e telespettatore di livello neuronico medio-basso, confesso che non sono sicuro di aver compreso fino in fondo ciò che è accaduto nei giorni scorsi in Parlamento.
Tra camere assegnate, pizzini inviati, sopracciglia basculanti e norme comuni aggirate percorrendo tangenziali private e suonando il clacson per dare più nell’occhio e far capire chi comanda, ecco cosa mi è rimasto impresso del tour de force elettorale consumatosi alle due Camere.
Le schede
Per rendere riconoscibili i voti di ciascun partito per Marini, il centrosinistra si è dato una regola: Rifondazione e i Ds dovevano scrivere “Franco Marini”, la Margherita “Senatore Franco Marini”, l’Udeur “Franco senatore Marini” e l’Italia dei valori “Marini Franco”.
Stesso escamotage per il centrodestra.
Poi dicono a noi di stare attenti a non lasciare sulle schede elettorali segni che possano far risalire all’elettore, altrimenti il voto viene considerato nullo.
E questo per evitare possibili “intrusioni”, anche malavitose, nel voto.
In Parlamento invece tutto è legittimo, anzi, qualcuno (Clemente Mastella) si è pure vantato di essere il suggeritore del sistema per aggirare le norme, e di averlo copiato dal centrodestra.
I buoni esempi vengono sempre dall’alto.
Nefasto Bertinotti
Nel suo breve discorso di insediamento, Nefasto Bertinotti ha ringraziato il presidente della Repubblica, “Carlo Aurelio Ciampi”, mostrando di avere grande confidenza con le istituzioni.
Ma non si può pretendere che il neoeletto presidente del Senato, che in quarant’anni non ha mai incespicato sul nome di Yves Saint Laurent e distingue senza esitazione chi è Dolce e chi Gabbana, conoscesse a memoria anche il doppio nome di uno che non veste griffato e non compare neppure nell’elenco dei primi venti uomini che vestono meglio al mondo.
Il presidente operaio
Sempre nel suo discorso di ringraziamento, Bertinotti ha dedicato l’elezione “alle operaie e agli operai”.
Poiché fra questi rientra di diritto anche il presidente-operaio Silvio Berlusconi, ci si chiede: Bertinotti se ne è dimenticato oppure, più perfidamente, ha fatto apposta a dedicargli la vittoria?
L’uomo che sussurrava alle sopracciglia
Il solido Clemente Mastella ha dimostrato ancora una volta di essere un imbonitore di prim’ordine, umiliando il dilettantesco Giuda che si vendette per trenta denari.
L’uomo che sussurrava alle sopracciglia ha fatto di meglio: con un decimo della cifra (tre schede) si è assicurato la poltrona di ministro degli Esteri.
I sorrisi di Marini
Alla fine della lunga e snervante cerimonia di voto, il neo-presidente del Senato, Franco Marini, non è più riuscito a trattenere la gioia per l’elezione alla terza carica dello Stato ed è esploso in una sagace battuta di spirito: “Sono novizio, ma novizio qui dentro. Non novizio in generale, purtroppo”, facendo sbellicare dalle risa senatori e pubblico presente sugli spalti e ricevendo messaggi di apprezzamento da parte di Antonio Ricci, Gino e Michele e Paolo Rossi.
Lui, invece, ha mantenuto lo stesso sguardo che conserva dall’ultima volta che ha sorriso: quella mattina dell’agosto 1972 nella quale stava pensando ad una battuta di spirito con la quale salutare i senatori il giorno in cui (l’aveva promesso a se stesso) sarebbe stato eletto alla presidenza del Senato.
La frontiera di Ceppaloni
“Spero che Prodi si sia reso conto che la tenuta della coalizione, visti i numeri al Senato, dipende da come risponde alle esigenze politiche di ogni contraente dell’alleanza. Soprattutto di quelli come noi che sono più esposti sulla frontiera”.
Clemente Mastella in un’intervista a “Repubblica”.
Se Prodi, dopo il suo intermezzo europeo, se ne fosse scordato, in Italia per passare la frontiera di Ceppaloni si paga ancora. Eh, se si paga…
Camere
Alla fine della piacevolissima ed edificante esibizione pubblica elargita da deputati e senatori, i quotidiani hanno titolato “Le Camere a Bertinotti e Marini”.
Considerato il periodo buio che sta attraversando il nostro Paese e i sacrifici che stanno per prepararci i nostri prodi condottieri, mi sarebbe piaciuto che i neo-presidenti, invece di sistemarsi ognuno in una camera, si accontentassero di una doppia.







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