Nel corso della puntata di martedì 17 gennaio della trasmissione “Dieci minuti” (Raidue), dedicata all’influenza aviaria, ho ascoltato tre dichiarazioni del sottosegretario alla Salute, Elisabetta Alberti, che mi hanno lasciato perplesso.
1 - “In caso di diffusione del virus negli ospedali italiani sono già stati allestiti 4.500 posti letto per i pazienti colpiti”.
E qui mi chiedo perché, se sono già stati reperiti 4.500 letti per un’emergenza che ancora non si avverte, la gente continui a morire nel tragico girotondo tra gli ospedali alla ricerca di un posto dove essere ricoverata per un’emergenza in corso.
2 - “I polli italiani non sono a rischio di infezione da selvaggina migratoria perché in Italia gli allevamenti sono pressoché tutti a carattere industriale. Non esistono più i polli ruspanti dei piccoli allevamenti “artigianali”.
Sarà certamente un bene, ma allora gli animali che ci vendono come ruspanti in realtà sono “taroccati” e bisognerebbe quantomeno far riscrivere le etichette e le pubblicità.
3 - “La legge prevede controlli sanitari severissimi sugli allevamenti”.
Vabbé, ma la legge è una cosa, la sua diligente (e corretta, anche nel senso di disinteressata) applicazione un’altra. Chissà quanta pasta prodotta con grano infettato da sostanze tossiche il signor Casillo ci ha fatto mangiare prima che le cosiddette leggi severissime gli schiudessero le porte delle patrie galere.
Detto questo, capisco perché nel sondaggio lanciato dalla trasmissione sul grado di preoccupazione sul fenomeno aviaria, gli ascoltatori abbiano confermato di non essere per nulla tranquilli.
Nonostante le rassicurazioni del sottosegretario, che ha chiuso dicendo che "l’unico virus penetrato in Italia al momento è quello dell’allarmismo".