mercoledì, 19 settembre 2007

Qui, Quo, QuaIl sito di Repubblica ha inaugurato un suo sondaggio sui pretendenti alla poltrona di leader del Partito democratico ponendo ai contendenti la seguente domanda: “Ogni partito ha dei modelli personali. Figure - del passato o del presente; intellettuali, leader politici, religiosi - a cui si ispirano i suoi militanti e la sua base. Se non li ha, comunque li cerca, li crea. Quali figure proporrebbe come riferimenti esemplari del suo Partito democratico?”.

Una domanda che, tutto sommato, non sembrava necessitare di una preparazione simile a quella, accurata e dispendiosa (economicamente) richiesta dai quiz taroccati delle università italiane. Anche ai bimbi si chiede spesso cosa vorranno fare da grandi, e quelli, serenamente, rispondono dando ali alla fantasia: astronauta, motociclista residente all'estero, compagno di volo di Mastella, ecc. Insomma, non hanno la minima difficoltà a trovare dei modelli a cui ispirarsi.

Evidentemente, però, in politica non è così semplice. Il sistema di pesi e contrappesi suggerisce che non è saggio scegliere neppure tra il pragmatico Topolino e il fantasioso Paperino, perché Qui, Quo e Qua potrebbero incazzarsi e si rischierebbe di perdere tre potenziali elettori.

Ecco, infatti, che Walter Veltroni assicura che “il Partito democratico sarà un luogo formato da tante anime (non specifica, però, se trattasi di Paradiso o Inferno; il Limbo è stato soppresso d’autorità dalla Chiesa e non so quanto l’ecumenico sindaco di Roma se la senta di contestare apertamente le alte sfere ecclesiastiche), così aperto e accogliente da permettere ad ognuno di portare i propri riferimenti”. Insomma, una sorta di Bricocenter, felice oasi del “fai da te” dove ognuno può invitare chi vuole e chi se la sente può imbucarsi senza timore di trovarsi spaesato.

Rosy Bindi dichiara che “ognuno di noi ha i propri riferimenti esemplari, ma nel Pd e per il Pd dobbiamo cercarli e crearli insieme”. Come dire, una sorta di caccia al tesoro; o al tesoretto, che di questi tempi, Padoa Schioppa permettendo, appare più proficua.

Anche Enrico Letta glissa abilmente, con vaghi accenni necrofili: “Nessun Pantheon: il Partito democratico deve guardare al futuro. E’ il progetto di un partito grande, e dunque capace di interpretare l’interesse generale, e non quello di singole categorie”.

I tre “big”, insomma, traccheggiano, prendono tempo, non si sbilanciano. Figuriamoci se gli avessero chiesto il menu preferito.

Diversa, invece, la musica tra gli “outsider”.

Mario Adinolfi non ha incertezze: “Aldo Moro e i fondatori di Google”. D'altra parte, è ormai quasi certo che il Partito democratico nascerà come il risultato di un'alchimia politica ben più ardita della formula matematica che rappresenta il nome della fortunata azienda dei due ex studenti-prodigio Page e Brin.

Piergiorgo Gawronski indica senza indugi il mahatma Gandhi (“per le radici etiche del suo impegno politico”) e Luigi Einaudi (“per la dirittura morale con cui si oppose al fascismo”).

Jacopo Gavazzoli Schettini si rifugia nella fantascienza (la sola che gli potrebbe consentire di vincere il confronto con i più attrezzati rivali) e dice di ispirarsi a James T. Kirk, il comandante della nave stellare Enterprise, “uomo pragmatico e responsabile che però va’ dove nessuno è mai andato prima e osa nell’interesse dei più e del nostro pianeta”.

Le dichiarazioni degli aspiranti al trono del Partito democratico sono però interessanti perché evidenziano la totale rottura tra il politico militante (di più o meno lungo corso) e il soggetto per così dire appartenente alla società civile (Adinolfi sta a metà delle due categorie, forse per non essere riuscito ancora a sfondare nella prima).

Veltroni, Letta e Bindi, preoccupati di scivolare in chissà quale deriva estremista (conservatrice o rivoluzionaria), ed ecumenici quanto e forse più è richiesto a chi si muove nelle paludi melmose della politica, in sostanza non sono riusciti a tirare fuori un modello cui ispirarsi: né un Kennedy (non Pippo, il protagonista dello show di Guzzanti) per il kennediano Veltroni, né uno Sturzo per la cattolica Bindi.

Al contrario, gli altri, meno accreditati, “sfidanti”, hanno interpretato semplicemente una semplice domanda, ed hanno risposto concretamente, lasciando trasparire qualcosa di sé ai lettori.

Big bocciati, quindi, perché banali e inconsistenti, e outsider promossi sull’altare del pragmatismo e della chiarezza? Ma neppure per sogno! Il dato più sconcertante, infatti, è rappresentato proprio dai lettori, che in trentamila sono intervenuti per giudicare la risposta più convincente.
Il 31% ha scelto la risposta di Veltroni, il 21% quella della Bindi, l’11% quella di Letta. I modelli degli outsider non sono invece stati apprezzati: Gavronski ha ottenuto il 10% dei consensi, Adinolfi il 7% e Gavazzoli Schettini si è fermato al 4%.

Che dire? Ancora una volta hanno visto giusto loro, i politici "duri e puri": meglio restare nel vago. Comunque e a prescindere. Perché c'è sempre qualche Quo in agguato.

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martedì, 17 luglio 2007

Sensibili al problema dei costi esorbitanti pretesi dalla politica per mantenere in piedi i suoi pletorici apparati, gli organizzatori delle primarie per l’elezione dei vertici del Partito democratico sembrano decisamente orientati verso il contenimento delle spese per l’allestimento della grande kermesse elettorale.

L’esempio più significativo viene dalle schede per il voto, che saranno di nuova concezione e che apporteranno i seguenti vantaggi.

Costo zero. Non saranno più stampate in milioni di esemplari e distribuite ai seggi, ma ogni elettore se le dovrà procurare per proprio conto.

Libertà di scelta. Ognuno potrà scegliere la scheda che più gli aggrada, a seconda del colore e della grafica. Un modo per lasciare spazio alla creatività e alla personalizzazione del voto. Fermo restando che la scheda standard (si potrebbe dire la versione base) è quella più piccola, di colore grigio, raffigurante su un lato un acquedotto romano.

Facilità di reperimento. Si potranno trovare dentro il proprio portafogli. In caso di esaurimento delle scorte sarà possibile procurarsele in qualsiasi negozio, acquistando qualcosa e pagando con una banconota di grosso taglio.

Nessun documento di riconoscimento. Per votare non sarà necessario presentare alcun documento di riconoscimento. Al momento della consegna della scheda si verrà automaticamente riconosciuti e accolti con un sorriso dagli scrutatori.

Numerazione antri-brogli. Per evitare qualsiasi tipo di brogli, l’elettore potrà annotare il numero di serie della propria scheda su un biglietto (che verrà timbrato dagli scrutatori) e conservarlo come ricevuta dell’avvenuta votazione. In caso di contestazioni o riconteggi, potrà così essere facilmente accertato il numero e addirittura il nome dei votanti.

Schede nulle. Non è necessario esprimere una preferenza sulla scheda, ma bisogna fare attenzione a non consegnare schede che rechino scritte fuorvianti, tipo “Mara, tvtb”, “Due etti di cotto”, “339.56776578 – Gloria”, ecc., perché saranno considerate nulle, anche se, ovviamente, non restituite all’elettore né mandate al macero.

Voto dei non deambulanti. Naturalmente potranno votare anche le persone impossibilitate a recarsi ai seggi a causa di problemi di salute. In questo caso potranno utilizzare una scheda più lunga, generalmente distribuita in blocchetti da venti esemplari dalla propria banca, sulla quale potranno scrivere un numero non inferiore a 5 nello spazio in alto a destra ed indicare più in basso il nome del candidato premier che intendono votare. La scheda potrà essere inviata alla sede più vicina del Partito democratico, oppure consegnata al seggio da un conoscente.

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mercoledì, 27 giugno 2007

Walter "Feltroni" (Rainews24)Con il consueto stile “soft”, il tono estremamente pacato, l’eloquio semplice, caldo e diretto al cuore della gente, Walter Feltroni ha aperto ufficialmente la campagna d’estate/autunno per la nascita del Partito democratico.
Il suo intervento, al Lingotto di Torino, è indubbiamente stato quello di un leader dal grande carisma, capace di non nascondere i mali atavici della società italiana traguardando (e invitando la gente a traguardare) al contempo soluzioni di grande respiro.
L’impressione è che la sua uscita pubblica abbia ulteriormente alzato la percentuale della gente comune che alla fine deciderà di riporre la propria fiducia nel nuovo partito e nel suo leader.
Dopo aver presentato egregiamente alla gente le sue teorie sulla società italiana e la sua ricetta per migliorarla, spiegando, tra l’altro, che è cosa buona e giusta ridurre il numero dei parlamentari, contenere i costi della politica, far funzionare la giustizia, consentire al figlio dell’avvocato e dell’operaio di avere le stesse opportunità di istruzione e lavoro, garantire la sicurezza dei cittadini, venire in soccorso di coloro che si trovano in difficoltà, ora ci si attende che il sindaco di Roma si inventi qualcosa per affrontare la parte più difficile del suo mandato: convincere i leader politici (la maggioranza dei quali era assente) che l’intervento cui avranno sicuramente assistito attraverso la televisione non era tratto dallo spettacolo del Bagaglino.
E che il suo modello di Italia "unita, moderna e giusta" presuppone che agli applausi di rito facciano seguito qualche rinuncia e qualche passo indietro: termini, questi ultimi, fino ad oggi sconosciuti al di fuori dei palcoscenici degli show d’avanspettacolo, dove più la si spara grossa e più le risate e gli applausi a comando sgorgano dal pubblico.
Nel frattempo, mi lancio in una previsione al limite dell’azzardo: scommetto, cioè, che l’invito di Feltroni ai colleghi ad essere un tantino meno presenti ai talk show e un po’ più nelle strade, laddove la gente normale consuma le sue attività quotidiane, sarà subito accolto con entusiasmo.
Anzi, quanto sarà condivisa la proposta ci verrà comunicato con dovizia di particolari già da domattina all’alba dalla consueta schiera di politici cultori del “presenzialismo a prescindere” nel corso dei primi programmi di informazione.

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venerdì, 22 giugno 2007

Veltroni lavora al ticket

"Veltroni lavora al ticket con Franceschini"
("La Repubblica", 22 giugno 2007)

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giovedì, 26 aprile 2007

Non mi è del tutto chiara la dichiarazione rilasciata a “Repubblica” dal presidente della Margherita, Francesco Rutelli, sulla funzione del nascente Partito democratico.
Quando Rutelli dice “Tutti faranno i conti con noi” non riesco a capire se al vertice del nascente partito invece di un presidente e un segretario ci sarà uno sceriffo, oppure se entrando nella nuova formazione politica si acquisisce lo status nobiliare.
Nel primo caso, più che dei vari Sircana il Pd avrà bisogno di un congruo numero di Sartana. Nel secondo caso, meglio il partito di Totò, nel quale magari conti non si diventa, ma signori si nasce.

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venerdì, 20 aprile 2007

Il congresso dei DsSilvio forever
Silvio Berlusconi è stato l’assoluto protagonista della cerimonia di apertura del congresso dei Ds iniziato ieri pomeriggio a Firenze.
La diretta televisiva di Sky, infatti, si è aperta con le immagini della spettacolare scenografia del Palamandela e, in sottofondo, le parole di Berlusconi che spiegava di essere presente in veste di ascoltatore e di auspicare che il nuovo partito democratico inauguri un’epoca di dialogo politico senza demonizzazione degli avversari, e assicurava che il suo interesse per Telecom è semplicemente dovuto, perché finalizzato al salvataggio dell’italianità di una grande azienda.
L’intervista al leader di Forza Italia è andata in onda più volte: mentre prendevano posto in sala i partecipanti, all’esecuzione dell’inno di Mameli, mentre in sottofondo si alzavano le note dell’Inno alla gioia e fino a metà dell’intervento introduttivo della prima oratrice.

Il mio regno per una bussola
L’imponente scenografia ha visibilmente impressionato il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, che finché si è trattato di assistere alla cerimonia introduttiva ha applaudito soddisfatto e convinto. Ma quando è stato invitato sul palco assieme ai vertici del partito ha vagato con lo sguardo sperduto alla ricerca della scala di accesso alla sua postazione.
Come dire: la tecnologia è affascinante soprattutto quando non la si capisce e non la si deve utilizzare.

Mameli chi?
Per anni i politici hanno gridato alla vergogna, minacciando interrogazioni parlamentari, perché i calciatori non cantavano l’inno di Mameli prima degli incontri della nazionale. Ora che disponevano di una storica occasione per dimostrare la loro competenza in materia, i maggiorenti diessini hanno messo in scena uno spettacolo imbarazzante.
Sul palco di Firenze si sono infatti visti i leader del partito mimare impacciati una sottospecie di playback in stile ventriloquo, con le labbra mosse a caso nella speranza (vana) che le telecamere risparmiassero i primi piani.

Sad man walking
Assolutamente irricreabile a parole, purtroppo, l’indimenticabile espressione del volto di Piero Fassino mentre in sottofondo risuonavano le note dell’Inno alla gioia. Il segretario diessino, già di per sé poco incline se non al sorriso quantomeno all’espressione distesa del viso, per l’occasione sembrava un condannato in attesa di salire sul patibolo. Ma forse era lui ad essere in tema e l’Inno completamente fuori luogo.

Partito Democratico “à la carte”
Quando è stato chiamato a prendere posto sul palco insieme agli altri dirigenti, Piero Fassino si è avviato al suo posto tenendo sotto il braccio due cartelline rilegate in pelle stranamente assomiglianti ai libretti del menu e dei vini dei ristoranti. All’interno, le portate del Partito democratico. Il compito di portare il conto, invece, se lo è assunto Fabio Mussi, che ha già anticipato che alla fine del suo intervento ufficializzerà l’uscita della corrente più sinistrorsa dalle file dei Ds.

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martedì, 21 novembre 2006

Da tempo, anche cercando conforto nelle opinioni degli economisti in tv e sui quotidiani, mi arrovellavo sulla possibilità, paventata se non del tutto assicurata dal Governo, di debellare l’evasione fiscale nel giro di una decina di anni.
E ad essere sincero non riuscivo ad individuare gli strumenti con cui lo Stato potrebbe riuscire a mettere in ginocchio i soliti furbi.
La spiegazione mi è invece giunta questa mattina dalla lettura, sul sito dei Ds, della pagina intitolata “La Finanziaria dalla A alla Z”, laddove è scritto testualmente: “Dal primo gennaio 2008 tutti i registratori di cassa dovranno poter trasmettere telepaticamente al fisco gli incassi”.
Ecco, mi sono detto. Scemo io a non averci pensato prima. E’ la telepatia l’arma contro gli evasori.
Purtroppo i Ds non specificano se i rivoluzionari registratori di cassa, oltre a trasmettere i dati fiscali all’Agenzia delle Entrate con la forza del pensiero, li prelevino direttamente dal cervello del commerciante-contribuente.

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domenica, 30 luglio 2006

Massimo D’Alema, più volte sollecitato a “dire qualcosa di sinistra” fin dall’epoca dei “girotondi” e delle comparsate nella pubblica piazza del regista Nanni Moretti, alla fine ha ceduto e nel corso del dibattito sulla legge che riguarda le intercettazioni telefoniche e ambientali ha dichiarato che “3 o 5 mila euro di multa ai giornalisti che pubblicano i verbali sono troppo pochi”.
Detto da un ex giornalista, da tempo passato a miglior (nel senso di “più agiata”) vita, più che di sinistra quel qualcosa veramente sa di sinistro.




Heracleum