Nonostante gli ammonimenti provenienti dalla cosiddetta società civile e i buoni propositi formulati dai diretti contendenti, sembra che il Partito Democratico stia incorrendo nel letale errore di preparare il congresso del prossimo ottobre con il solito sistema cui ci ha ormai abituato la politica: una sfilza di candidati che si disputeranno il vertice forti non tanto di un programma da presentare agli elettori quanto delle alleanze più o meno strategiche e interessate con i “notabili” del partito che riusciranno a convincere nel tortuoso percorso che li separa dall’appuntamento autunnale.
Perché è evidente che gli equilibri interni e lo spostamento degli “sponsor” dei vari candidati hanno ben più peso delle idee programmatiche sulle quali cercare il consenso.
Non a caso proprio ieri il sindaco di Torino, Chiamparino, ha ammesso che non correrà per la segreteria perché non ha ottenuto il sostegno di Fassino (“Senza appoggi non si fanno scalate”) e
Preso atto di quanto sopra, dall’umile pulpito (questo sito) dal quale muovo le mie quotidiane qualunquistiche considerazioni, lancio ufficialmente al “popolo del Partito Democratico” la seguente proposta.
- Elezioni (ovviamente) aperte a tutti.
- Qualche giorno prima del Congresso, ogni candidato consegna il proprio programma politico in busta chiusa ed in forma anonima ad una commissione di garanzia.
- Come in un esame di maturità (potrebbe essere un test per misurare la maturità della politica italiana), il giorno del congresso viene consegnata una copia dei programmi ad ogni delegato con diritto di voto, il quale ha un tempo prestabilito per esaminare i documenti e scegliere quello che ritiene più convincente.
- Concluse le votazioni, si estraggono dalle buste i nomi degli autori delle proposte e si proclama segretario il titolare del programma più votato.
Fantascienza? Può darsi. Come può anche essere che, come in qualsiasi esame, qualche “indiscrezione” trapeli anzitempo, e sicuramente per i “soliti noti” al vertice del partito l’anonimato dei candidati sarà il solito segreto di Pulcinella.
Ma riuscire ad “inquinare” preventivamente l’acqua dell’oceano di delegati provenienti da ogni parte d’Italia mi sembra francamente molto difficile.
E comunque varrebbe la pena provarci. Sarebbe veramente un congresso democratico.







