Confesso che ho trovato serie difficoltà ad orientarmi nel melmoso percorso burocratico-giudiziario (eppure qui così esemplarmente riportato anche ieri dalla stampa…) relativo alla tristissima vicenda di Eluana Englaro.
Ciò che ho vagamente intuito dai pronunciamenti degli organi giudiziari e dai conflitti di competenza tra diversi poteri dello Stato sollevati da Camera e Senato, è che, se le disposizioni emesse fossero state immediatamente eseguite, tra nulla osta, divieti, controdivieti, sospensione del giudizio e infine (ieri) annullamento della richiesta di sospensione, alla povera Eluana sarebbero già toccate almeno due o tre “buone morti” e altrettante resurrezioni.
E tutto ciò, al di là di ogni valutazione personale sul diritto dell’individuo a disporre della propria vita, non è propriamente edificante.

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