Tremilaseicento uomini per garantire la sicurezza. Un milione e mezzo di euro per l’organizzazione dell’evento. Spazio aereo interdetto al volo. Strade bloccate. Traffico praticamente paralizzato. Un migliaio di cassonetti dell’immondizia tolti dalle strade perché anche l’immagine vuole la sua parte.
La cucina e i cuochi del ristorante più famoso della città prelevati e trasportati sulle alture, nei pressi del santuario dove si celebrerà la cena di gala con le autorità. E, last but not least, sospensione di tutti i ricoveri e rinvio delle operazioni chirurgiche programmate negli ospedali, dove il personale è allertato per accogliere eventuali emergenze.
Il tutto secondo un piano allestito e coordinato addirittura dalla Protezione civile e dalla Gendarmeria Vaticana.
Sembrano gli spaventosi dettagli dei soccorsi prestati ad un città blindata e isolata dal resto del mondo, flagellata da un uragano, smantellata da un terremoto o ammorbata da una devastante epidemia.
Fortunatamente non è nulla di tutto questo. La città in quarantena è Genova. L’evento che sembra avere del calamitoso è invece di carattere religioso: la visita del Papa, in programma il 18 maggio.
La religione, la fede, la carità cristiana e la morigeratezza invece…Beh, quelle sembra non abbiano trovato il “pass” per assistere alle celebrazioni. E probabilmente lasceranno la città in tutta fretta il 17 sera, prima di rimanere imbottigliate nel cerimoniale dei parchi festeggiamenti.

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