Sollecitato da più parti a prendere posizione contro le violenze cinesi in Tibet, il mite Benedetto XVI ha finalmente fatto sapere il papa-pensiero, invitando “al dialogo e alla tolleranza tutte le parti in causa”.
Le autorità cinesi dovranno quindi sopportare con pazienza la spiacevole vista del sangue che esce dalle teste rotte dei tibetani e rassegnarsi a ripulire le strade da quello sgradevole rosso che le rende particolarmente brutte alla vista.
Dal canto loro, i tibetani dovranno essere un po’ più tolleranti e piantarla di lamentarsi ad ogni minima bastonata o ferita da arma da taglio o da fuoco ricevuta.
Anche sui motivi per cui abbia atteso tanto ad esprimere il duro monito del Vaticano, Papa Benedetto XVI è stato chiaro. “Il mistero della passione e della morte di Gesù, che riviviamo in questa settimana santa – ha detto il Pontefice leggendo il copione – ci aiuta ad essere particolarmente sensibili alla loro situazione”.
Sarebbe stato quindi inopportuno “bruciarsi” l’efficace battuta, sicuramente pensata a lungo, anticipandola a prima dell’inizio di questa gloriosa settimana.
Il Vaticano, comunque, sta sempre cercando l’avvicinamento al dialogo con la Cina privilegiando percorsi “sotterranei” piuttosto che iniziative diplomatiche ufficiali. Queste ultime, infatti, sicuramente incontrerebbero polemiche poco piacevoli e al momento inopportune. Mentre percorrendo i primi tutt’al più ci si potrebbe imbattere in qualche fossa comune. Anche quella, comunque, perfettamente in tema con il periodo dei sepolcri.
A questo punto non resta che attendere le battute finali che il Pontefice reciterà domenica per festeggiare degnamente una Pasqua tibetana con tutti gli elementi dell’iconografia sacra e commerciale del cristianesimo: “Non sempre è opportuno cercare il pelo nell’uovo“ e “Dobbiamo comunque impegnarci affinché i falchi non facciano scempio delle colombe”.