Ancora una volta Silvio Berlusconi si è rivelato il politico più arguto e pragmatico. Mentre nel centrosinistra si perde tempo a discettare se a guidare il nascendo Partito democratico sarà il cosiddetto “ticket” (segretario e presidente) composto da Walter Veltroni ed Antonello Venditti, oppure quello che fa capo a Rosy Bindi e Francesco De Gregori, il Cavaliere ha dribblato gli ostacoli interni alla sua coalizione, spiazzato gli avversari e registrato simbolo e nome del Partito delle libertà, il soggetto politico che sostituirà l’ormai fatiscente Casa delle libertà.
E mentre ora tutti fanno appello alle rispettive qualità di dietrologi per cercare di svelare gli intricati meccanismi alla base della svolta dell’ex premier, attribuendoli a chissà quali teorie politiche, filosofiche o semplicemente mediatiche, Berlusconi se la ride ripensando al vero motivo del cambio di nome.
Passando dalla Casa delle libertà al Partito delle libertà, infatti, il Cavaliere si metterà al riparo dalle imposte che gravano sugli immobili e nello stesso tempo potrà fruire delle agevolazioni e dei finanziamenti di cui godono le formazioni politiche.
Insomma, una semplice manovra economica. Da vero capitano d’impresa. Che guiderà il nuovo Pdl in solitario, senza “ticket”. Ma che, se proprio dovesse uniformarsi alla moda del momento, avrebbe già bell’e pronto, fatto in casa (praticamente un prodotto del vivaio), il proprio alter ego canoro: l’immarcescibile Mariano Apicella. Altro che De Gregori e Venditti!