Trovo particolarmente ricco di spunti il disegno di legge stilato dal ministro della Solidarietà, Paolo Ferrero, per riordinare la legge sugli stupefacenti.
Premesso che il documento non tratta di Clemente Mastella, il quale comunque non perde un giorno per dimostrare di essere stupefacente e che di certo non mancherà (per segnare il territorio) di minacciare di far saltare il governo a prescindere dalle norme proposte dal collega, alcuni aspetti del disegno di legge mi sembrano sfiziosi.
Innanzitutto, non sono più previsti né il carcere né sanzioni amministrative per chi si droga. Ma attenzione (non vorrei illudere i detenuti), questo non significa che si droga in cella verrà immediatamente espulso dal carcere.
I minorenni beccati a consumare droga saranno segnalati alle famiglie. Un assistente sociale contatterà il padre e gli svelerà i vizietti del figlio. Ma con discrezione.
“Sa, caro ragioniere, le sere che torna a casa dal lavoro dopo un’ora e un quarto di tangenziale e appena varcato l’uscio si ritrova immerso nella stessa nebbia che l’ha accompagnata fino a casa? Beh, si tranquillizzi, non è umidità di risalita. Non dovrà chiamare i muratori e far impermeabilizzare i muri dell’appartamento. E quell’odore dolciastro che impregna tutti gli ambienti? No, non è la peperonata bruciata, come invece cerca di farle intendere quella santa donna di sua moglie. Eh, le madri: sempre pronte a coprire i propri figli...”.
Saranno insomma degli illustri estranei a rivelare ai genitori chi sono e come trascorrono le giornate e le serate i loro pargoli. Perché quel cellulare costosissimo che gli hanno regalato “per sapere sempre dove sono e cosa fanno” forse non è sufficiente. E sono pochi i genitori sufficientemente pratichi di Internet per apprezzare direttamente su “You Tube” le performance dei figli.
I consumatori adulti di sostanze stupefacenti, invece, non verranno segnalati ai genitori: forse perché molti i genitori non li hanno più o li hanno depositati in qualche casa di riposo ai primi segni di quei disturbi (Alzheimer, Parkinson, ecc.) che nelle disperate ed umilianti guerre quotidiane contro i pannolini li fanno agire come fossero, loro, in preda ai fumi del crack, e quindi incapaci di intendere e di volere.
Gli adulti, dice il disegno di legge, verranno semplicemente invitati a presentarsi ad un colloquio ai Sert, dove sono sicuro stazionerà una coda interminabile di cocainomani, magari ricchi e famosi, pronti a farsi immortalare dal Maurizio Corona di turno mentre invitano il medico a farsi gli affaracci suoi, visto che drogarsi non è reato.
Scomparirà infine, la definizione oggettiva di “quantità minima”, che tracciava un confine tra uso personale e spaccio. La distinzione verrà lasciata al magistrato che si occuperà del singolo caso, che a quel punto non potrà che decidere sulla base dell’esperienza ... personale.







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