Silvio forever
Silvio Berlusconi è stato l’assoluto protagonista della cerimonia di apertura del congresso dei Ds iniziato ieri pomeriggio a Firenze.
La diretta televisiva di Sky, infatti, si è aperta con le immagini della spettacolare scenografia del Palamandela e, in sottofondo, le parole di Berlusconi che spiegava di essere presente in veste di ascoltatore e di auspicare che il nuovo partito democratico inauguri un’epoca di dialogo politico senza demonizzazione degli avversari, e assicurava che il suo interesse per Telecom è semplicemente dovuto, perché finalizzato al salvataggio dell’italianità di una grande azienda.
L’intervista al leader di Forza Italia è andata in onda più volte: mentre prendevano posto in sala i partecipanti, all’esecuzione dell’inno di Mameli, mentre in sottofondo si alzavano le note dell’Inno alla gioia e fino a metà dell’intervento introduttivo della prima oratrice.
Il mio regno per una bussola
L’imponente scenografia ha visibilmente impressionato il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, che finché si è trattato di assistere alla cerimonia introduttiva ha applaudito soddisfatto e convinto. Ma quando è stato invitato sul palco assieme ai vertici del partito ha vagato con lo sguardo sperduto alla ricerca della scala di accesso alla sua postazione.
Come dire: la tecnologia è affascinante soprattutto quando non la si capisce e non la si deve utilizzare.
Mameli chi?
Per anni i politici hanno gridato alla vergogna, minacciando interrogazioni parlamentari, perché i calciatori non cantavano l’inno di Mameli prima degli incontri della nazionale. Ora che disponevano di una storica occasione per dimostrare la loro competenza in materia, i maggiorenti diessini hanno messo in scena uno spettacolo imbarazzante.
Sul palco di Firenze si sono infatti visti i leader del partito mimare impacciati una sottospecie di playback in stile ventriloquo, con le labbra mosse a caso nella speranza (vana) che le telecamere risparmiassero i primi piani.
Sad man walking
Assolutamente irricreabile a parole, purtroppo, l’indimenticabile espressione del volto di Piero Fassino mentre in sottofondo risuonavano le note dell’Inno alla gioia. Il segretario diessino, già di per sé poco incline se non al sorriso quantomeno all’espressione distesa del viso, per l’occasione sembrava un condannato in attesa di salire sul patibolo. Ma forse era lui ad essere in tema e l’Inno completamente fuori luogo.
Partito Democratico “à la carte”
Quando è stato chiamato a prendere posto sul palco insieme agli altri dirigenti, Piero Fassino si è avviato al suo posto tenendo sotto il braccio due cartelline rilegate in pelle stranamente assomiglianti ai libretti del menu e dei vini dei ristoranti. All’interno, le portate del Partito democratico. Il compito di portare il conto, invece, se lo è assunto Fabio Mussi, che ha già anticipato che alla fine del suo intervento ufficializzerà l’uscita della corrente più sinistrorsa dalle file dei Ds.