Nonostante molti abbiano vestito subito la faccia feroce in onore dei “media”, la sentenza della Caf su Calciopoli ha accontentato tutti. Dietro lo sconcerto di facciata, è chiaro che si brinda allo scampato pericolo.
Lo fa la Juve, che in fondo all’inizio sembrava potesse anche finire la sua ingloriosa corsa estiva in C2 e che in effetti aveva incentrato la difesa sulla richiesta di una non troppo penalizzante serie B, e che stasera si trova con una penalizzazione tale da consentirle di fare subito ritorno nella massima serie e conservare i contratti milionari degli sponsor.
E, se avesse avuto meno fretta di chiudere gli affari con Barcellona e Real Madrid, forse avrebbe persino potuto tenersi (o concedere solo in prestito) qualcuno dei suoi campioni non eccessivamente attaccati ai colori sociali che hanno preferito fare le valige.
Ma possono brindare anche Fiorentina e Lazio, che in fondo sconteranno una manciata di punti di penalizzazione ma restano saldamente agganciate al lucroso carrozzone della serie A, scongiurando il “sciogliete le righe” dei calciatori più rappresentativi (vedi Toni) o addirittura il rischio del tracollo finanziario.
Tant’è che lo stesso Diego Della Valle (che vuole dimostrare di non essere legale rappresentante della società viola ma in Tv a sancire il suo status di “patron” ci va sempre), ieri sera, su Rai Uno, inquadrato dietro una scrivania sulla quale nel primo collegamento (in seguito opportunamente ristretto dalla telecamera) campeggiava un mocassino (fortuna che il presidente della Fiorentina non produce fertilizzanti…), ha persino ammesso che il processo di secondo grado ha coniugato rapidità e maggior giustizia.
E lieti calici anche al Milan, che in sostanza perde solo lo scudetto che rivendicava come secondo in classifica, ma accede alla Champions League attraverso i preliminari, e limita a otto punti (due se teniamo conto degli scontri diretti con l’Inter…) la penalizzazione nel prossimo campionato.
Ma brindano anche gli addetti ai lavori dell’indotto che ruota attorno al calcio: a cominciare dai giornalisti, che si sono già seduti ai tavoli apparecchiati in diretta sulle varie emittenti al momento della lettura delle sentenze, e che hanno già potuto scandalizzarsi, gridare al colpo di spugna, polemizzare, insomma continuare a guadagnarsi la pagnotta con le solite, trite e tristi discussioni protratte all’infinito e indirizzate verso il nulla.
Gongolano le tv detentrici dei diritti sul campionato di serie A e gongoliamo tutti noi tifosi a cui importa solamente che il cosiddetto “gioco più bello del mondo” possa ricominciare al più presto. Perché è dal 9 luglio che non si vede una partita di calcio che conta. E l’astinenza comincia a farsi insopportabile.
L’unico sconfitto sembra essere Franco Carraro.
La sentenza di secondo grado lo ha punito solo con un’ammenda di 80 mila euro, non riconoscendolo neppure in grado di aver messo in atto un benché minimo comportamento illecito. Uno smacco per chi ha tirato le fila dello sport italiano per alcuni decenni.
All’ex presidente della Federcalcio non resta che appellarsi al Tar per farsi riconoscere almeno un po’ di giustizia in sede civile e attribuire un week-end o un “ponte” primaverile di inibizione.