Giuro che questa volta mi ero impegnato.
Avevo letto un po’ di istruzioni per l’uso del referendum. Mi ero fatto le ossa su alcuni commenti di autorevoli notisti politici.
Insomma, mi ero applicato con cura certosina per arrivare al grande appuntamento sufficientemente preparato, conscio che il Parlamento mi aveva convocato e mi avrebbe chiesto un parere nel tentativo di supplire a quella incapacità di trovare una valido un accordo tra le forze politiche che avrebbe consentito di fare le riforme senza la consultazione popolare.
Quindi, domenica 25 giugno mi sarei vestito da diligente scolaretto, e, munito del mio certificato elettorale, mi sarei recato con coscienza a questo importante e gratificante appuntamento.
Poi, nel mio masochistico tentativo di dar corpo ad un ultimo, fin troppo zelante, approfondimento, negli ultimi giorni mi sono infilato in dibattiti televisivi e interviste sui quotidiani che hanno sconvolto le mie quasi-certezze.
Dal centrosinistra è arrivato l’appello: “Votate no e dopo cambieremo la costituzione”.
Il centrodestra gli ha fatto eco: “Solo con la vittoria del sì potremo modificare la legge”.
Così mi sono ritrovato di colpo nel mare in tempesta.
Ora, d’accordo che qualche anno fa ci hanno chiesto cosa pensavamo del sistema elettorale, e poi, dopo che avevamo detto che quello maggioritario ci piaceva “tanto tanto tanto tanto tanto”, ce lo hanno tolto di mano dalla mattina alla sera.
E d’accordo che più o meno la stessa storia è accaduta con il finanziamento pubblico ai partiti.
Ma adesso ce lo dicono addirittura prima: cari elettori, siamo stati incapaci di raggiungere la maggioranza qualificata per fare la riforma, quindi proviamo a vedere se voi cittadini ci dipanate la matassa attraverso il referendum, ma poi, una volta che col vostro voto (qualunque sia) ci avrete nuovamente legittimato a ricominciare la solfa, riprenderemo a litigare e a girare intorno al problema.
Ma allora, ad un giorno dalla data fatidica, mi chiedo: se intanto la Costituzione la modificano ugualmente, cosa cavolo ci andiamo a fare a votare?