Guardando la geografia del risultato elettorale dell’ultima tornata delle amministrative, poiché l’annunciata riscossa del polo delle Libertà in realtà non c’è stata, mi chiedevo su cosa si sarebbe incentrato il commento comunque trionfante del centrodestra.
Abbiamo conquistato il Nord? Beh, non è proprio così.
Abbiamo strappato molte giunte all’Unione? In realtà qualche ribaltone c’è stato, ma di segno opposto.
Abbiamo ottenuto i sindaci delle città più importanti? Eh, no: Roma, Torino e Napoli sono andate al centrosinistra.
Abbiamo vinto laddove abbiamo candidato una donna, mettendo alla berlina il conservatorismo della sinistra? Nemmeno: la Iervolino ha rifatto il pieno di consensi a Napoli.
Abbiamo trionfato nei Comuni solcati dai fiumi, bagnati dai laghi, che si affacciano sul mare, dove la neve è perenne, dove le mimose (in onore alle nostre candidate) sono rifiorite sabato e appassiranno oggi? Niente di tutto questo.
Stavolta, quindi, mi sono detto, riuscire ad unire con un filo (socio)logico le aree in cui il centrodestra ha portato a casa la poltrona più ambita sarebbe stata un’impresa da premiare con il titolo di “creativo del secolo”.
E invece mi sbagliavo.
Perché gli esperti di geografia del voto del Polo hanno trovato la chiave di volta che permette di interpretare il grande successo del centrodestra anche in queste amministrative: “Abbiamo vinto nelle aree produttive del Paese”.
Oltre ai coglioni, quindi, ora anche i parassiti votano a sinistra.








Sullo “spirito decoubertiniano” nel calcio stanno pesantemente indagando la giustizia sportiva e quella civile e penale, ma l’immagine della lealtà sportiva che ne sta uscendo sembra tutt’altro che in linea con la filosofia olimpica.