Nonostante la sentenza della Cassazione, parte della Casa delle libertà ha fatto sapere di non riconoscere ancora l’esito delle recenti elezioni politiche.
Giulio Tremonti è sicuro che l’Unione non abbia vinto. Il leghista Roberto Calderoli continua a sostenere che siano da annullare i voti attribuiti alla lista che si è presentata solo in una circoscrizione. Il ministro Tremaglia, dal canto suo, giura sulla prevalenza del centrodestra al Senato in virtù del presunto cambio di maglietta di uno dei senatori eletti all’estero nelle file dell’Unione.
A questo punto, prima che ci arrivi la fantasia perversa di qualche altro politico creativo, propongo altri cinque ghiotti elementi da verificare prima di attribuire definitivamente la vittoria ad uno dei due schieramenti.
1 – Il conteggio dei voti scolastici dei candidati. Anche se l’operazione richiederà tempo, perché con l’avvento dei giudizi al posto dei voti è necessario far stilare ai Provveditorati agli studi un’efficace tabella di conversione. Ovviamente, sono rigorosamente bandite le autocertificazioni.
2 – Contare con precisione i voti degli ecclesiastici, compresi quelli delle monache di clausura (che potrebbero essere considerate un po’ come gli italiani all’estero).
3 – Procedere alla conta dei voti di castità.
4 – Esaminare i voti ricevuti dalle candidate che in passato hanno partecipato a qualche concorso di bellezza. Anche qui, niente autocertificazioni.
5 – Conteggiare le schede telefoniche prepagate usate per inviare quegli Sms elettorali che per giorni ci hanno scassato le palle in piena notte ricordandoci che il 9 e 10 aprile si sarebbe votato, che sarebbe stato opportuno votare per Tizio e che non avremmo dovuto perdere l’occasione di farci odiare da dieci amici a cui “girare” l’Sms scassapalle.