Devo ammettere che fino a ieri sera non ero ancora riuscito a giustificare in alcun modo l’imposta sulle successioni, vale a dire quell’atto furfantesco e canagliesco con il quale lo Stato decide di rubare una parte del patrimonio legittimamente posseduto da un genitore e altrettanto legittimamente a questi lasciato in eredità ad un figlio.
Mi ero sempre chiesto, infatti, perché un bene sul quale un genitore ha sempre pagato tasse e balzelli vari, sia al momento dell’acquisto che durante il periodo di possesso, e che, passando all’erede legittimo, continuerà ad essere comunque una cospicua e sicura fonte di reddito per lo Stato, debba essere anche oggetto di un salasso assolutamente ingiustificato che nel passato ha costretto più di una persona a dover addirittura vendere il bene stesso per poter pagare le tasse imposte dalla successione.
Finalmente, ieri sera, nel corso della trasmissione televisiva “Alice e le altre”, la rivelazione mi è giunta improvvisa, portata dalle parole dell’onorevole Fausto Bertinotti.
Il quale, messo nell’angolo da un dirompente Pierferdinando Casini, alla quarantasettesima volta che il presidente della Camera ricordava agli spettatori che “la sinistra reintrodurrà la tassa di successione”, ha affermato che la suddetta tassa è giusta perché “anche gli Stati Uniti la applicano”.
Una giustificazione che già aveva addotto ieri mattina Romano Prodi, nel corso della trasmissione radiofonica “Radio anch’io”, e che mi ha portato a fare gli scongiuri riguardo le altre quisquilie in uso negli Stati Uniti, a partire dalle guerre preventive per arrivare alla pena di morte.
E allora mi chiedo: se dobbiamo scimmiottare gli americani, che bisogno c’è di cambiare governo?








Un nutrito lancio di finocchi ed uno striscione con la scritta “Ieri falce e martello, oggi falce e pisello” hanno accolto ieri il candidato di Rifondazione comunista, Vladimir Luxuria, ad un comizio a Guidonia, cittadina nei pressi di Roma.