lunedì, 31 ottobre 2005

Esemplare il servizio mandato in onda ieri sera da “Report” sulle retribuzioni e i privilegi dei parlamentari italiani.
Coloro che si sono autoridotti lo stipendio del 10% e lo hanno sbandierato al mondo, ricevono attualmente circa 5.000 euro al mese come vera e propria indennità. Cioè quella cifra sulla quale pagano le tasse e sulla quale viene applicato il famigerato 10%.
A fronte di questi 500 euro al mese a cui hanno rinunciato, nel giro degli ultimi due anni lo stipendio base, per effetto degli aggiornamenti Istat, è aumentato di 800 euro.
Appurato, quindi, che la rinuncia non è di quelle che portano sul lastrico, va anche detto che, in realtà, oltre ai canonici 5.000 euro di stipendio, i parlamentari si mettono in tasca altri 11.000 euro tra indennità varie, un congruo rimborso spese forfetario che sarebbe destinato al mantenimento (trasporti, vitto e alloggio) per chi viene da fuori Roma e invece viene utilizzato da tutti, e compensi per i collaboratori (circa 4.000 euro).
Oltretutto, molti preferiscono rinunciare ai cosiddetti “portaborse” e intascarsi la prebenda stanziata per il loro utilizzo, mentre alcuni degli stessi collaboratori hanno candidamente ammesso a “Report” di essere utilizzati gratuitamente o in nero.
Lo strano (e anche un po’ triste per la presunzione con la quale ci prendono per i fondelli) è che tanti onorevoli hanno dichiarato di non sapere che stanno usufruendo senza averne diritto del fondo messo a disposizione per chi non abita a Roma, di non essere a conoscenza di colleghi che utilizzano collaboratori in nero o gratuitamente.
E una carrellata di interviste alla domanda “Quanto guadagna un parlamentare?” non ha prodotto due risposte identiche.
Poiché è giusto porre dei limiti anche al masochismo, tralasciamo le agevolazioni (biglietti per i trasporti gratuiti, qualche migliaio di euro l’anno per i viaggi all’estero, tessere gratis per le tribune vip negli stadi, ecc.) che il faticosissimo mestiere di parlamentare riserva ai meschini che hanno la sfortuna di praticarlo, magari sommandolo alla libera professione che continuano ad esercitare (ma il tempo dove lo trovano? Hanno anche diritto ad una giornata di 32 ore?).
E se la magistratura (contabile e non) cominciasse a guardare un po’ dentro a queste cose?
Magari applicando anche ai parlamentari quella tesi del “non poteva non sapere” nella quale tanto ha sguazzato per cercare di dimostrare che i titolari delle aziende coinvolte nella corruzione non potevano non essere a conoscenza dei comportamenti illegali dei loro collaboratori.

Rutelli allo Sdi: “Un po’di coerenza. In questi ultimi anni hanno avuto cinque collocazioni diverse”.
Boselli (Sdi) a Rutelli: “Non accetto prediche sulla coerenza da chi è stato radicale e anticlericale, ambientalista e verde e oggi è un cattolico neo-integralista”.
Prodi si è lamentato che alcuni partiti al Parlamento europeo siedono dove vogliono.
Franceschini (Margherita): “Sul futuro decidiamo noi insieme con gli alleati”.
Franco Marini (Margherita): “Chi contesta le parole di Prodi non ha capito”.
De Mita, che ha votato contro la lista dell’Ulivo: “Se l’idea dei diessini è farci diventare veterosocialisti, io dico no”.
D’Alema: “Molto importanti le conclusioni unanimi sulla lista unitaria”.
Emma Bonino (Radicali) sul congresso del suo partito: “Prodi manda solo un messaggio. Rutelli non verrà. Ma l’Unione che vuol fare con noi?”.
E la chiamano “Unione”…

domenica, 30 ottobre 2005

Il 20 maggio scorso la Margherita aveva detto “no” alla lista unica per le Politiche.
L’altroieri, dopo circa sei mesi, ha detto “sì” al listone.
Ora ho finalmente capito perché l’hanno chiamata Margherita.
E se fossi in Prodi, prima di benedire il progetto calcolerei con attenzione il numero dei petali che rimangono da sfogliare da qui al nove aprile 2006.

Da un po’ di tempo i “cespugli” del centrosinistra fanno a gara per assumere il ruolo di “terza gamba dell’Ulivo”.
L’altroieri il ruolo è stato rivendicato per i liberali dall’ex segretario Valerio Zanone (oggi nella Margherita), che evidentemente si era preso tutti questi anni di silenzio per elaborare la proposta.
A parte questo, considerato il significato goliardico che spesso viene dato al termine “terza gamba”, mi chiedo com’è che tutti facciano a gara per essere considerati dei pirla.

sabato, 29 ottobre 2005

Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ieri a Teheran ha guidato un corteo di manifestanti contro Israele e gli Usa ribadendo il lungimirante concetto che aveva espresso nei giorni scorsi: “Israele deve sparire dalle mappe geografiche”.
E mandiamogli un paio di cartografi…

L’abate Pierre ha confessato in un libro di aver conosciuto le gioie del sesso.
Ecco finalmente un sacerdote rock.
Attendiamo la sua partecipazione allo show di Celentano.
E non c’è neppure bisogno che si dimetta, tanto lo dimetteranno le sfere ecclesiastiche.

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Ieri sera, nel corso della trasmissione “Controcorrente”, andata in onda in diretta da piazza Verdi a Bologna per occuparsi di legalità, sicurezza e caso Cofferati, l’urlante e frenetico conduttore Corrado Formigli, forse troppo preso a sostenere le ragioni del sindaco del capoluogo emiliano, non è stato preso troppo sul serio dal pubblico presente.
Ad un certo punto, sfruttando la telecamera che spesso indugiava sui cartelli mostrati dai giovani nello studio, un ragazzo ha atteso che il suo messaggio fosse inquadrato e poi, con un rapido gesto, ha tolto il primo foglio e scoperto un secondo che recitava “Dateci un presentatore vero”. Ovviamente l’immagine è rimasta in onda giusto il tempo di reazione del cameraman, ma il messaggio è passato forte e chiaro.
Per la cronaca, invece, l’inchiesta condotta tra la gente comune sulle azioni a tutela della legalità intraprese dal sindaco di Bologna ha rivelato una cosa fin troppo ovvia: il sostegno delle persone più vulnerabili ed esposte ai rischi della violenza (donne, anziani, ma anche molti di mezza età) e la contrarietà dei giovani.
Sul fronte politico, invece, sembra annunciarsi una crisi di giunta alla presentazione (prevista per il due novembre) in Consiglio comunale del documento che delinea la linea di Cofferati.

Secondo l’indagine dell’Onu sul progetto “Oil for food”, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, avrebbe ricevuto 24 milioni di barili di petrolio (cioè 954 milioni di litri di benzina) dal governo iracheno.
Ma che cazzo di macchina ha Formigoni?

venerdì, 28 ottobre 2005

Sono le otto: suona la sveglia a casa Mastella.
L’onorevole Clemente si stropiccia gli occhi e si stira, nel ricordo della positiva nottata trascorsa con la consorte.
La guarda mentre dorme al suo fianco, la sveglia con un bacio, si sente rinfrancato dalla bella giornata in arrivo, alza il cellulare e detta alle agenzie di stampa: “Ma sì, va’! Le primarie sono state un trionfo personale. E l’Unione trionferà alle elezioni anche grazie all’apporto del centro moderato”.
A colazione però, uno sguardo al portavivande gli fa cambiare umore: “Manca una sfogliatella!” urla paonazzo alla domestica mentre con un rapido movimento alza le mobili  sopracciglia fino a tirarsi indietro i capelli dalla fronte.
Onorevole, questa mattina ne avevano solo 17. Hanno messo un babà al rhum”.
Non voglio il babà alle otto del mattino. Mi fa puzzare l’alito di alcol. E poi scherziamo? Dovrei mangiare 17 sfogliatelle?”.
Troppe, onorevole?”.
Che cazzo dici? Non sai che il 17 porta rogna?”.
Si alza, raggiunge il telefono, abbranca la cornetta con le sopracciglia e detta all’amico del Messaggero: “Prodi la smetta di prendermi in giro. Se nel programma c’è scritto Pacs io non firmo”.
Poi, soddisfatto, esce di casa, inizia il consueto tour di strette di mano e raggiunge l’ufficio per iniziare a lavorare con i suoi collaboratori.
Alle undici gli arriva la telefonata del figlio Elio: “Papi, sono a Pettorano sul Gizio. Ho scoperto che anche qui hai un sacco di ammiratori. Vogliono costituire una sezione Udeur”.
Clemente gongola, le sopracciglia ruotano come i reattori del Concorde e gli scompigliano i fogli sulla scrivania: “Digli che verrò personalmente ad inaugurarla. Quanti iscritti pensi che potrà raccogliere?”.
Credo non meno di tre”.
Ottimo, così ci diffondiamo sul territorio in maniera capillare. Chiamo subito Prodi e Fassino e chiedo che il prossimo sindaco di Tetto… Petto…sì, insomma, di lì sia in quota Udeur. Ciao”.
Ci pensa su un attimo, non sa minimamente dove si trovi Pettorano sul Gizio  e non gliene può fregare di meno, ma è felice.
Quindi alza la cornetta, chiama l’Ansa e detta: “Mi sembra positivo il clima che si è creato attorno al listone del centrosinistra. Così andiamo lontano. Anche l’Udeur si sente un pezzo importante della coalizione”.
All’una però la segretaria lo chiama: “Onorevole, non ci sono tavoli liberi oggi a pranzo nella sua solita trattoria napoletana. Sa’, una comunione…”.
Allora è un complotto”.
L’onorevole chiede alle sopracciglia, ormai impazzite, di chiamargli il suo addetto stampa e gli detta: “Scrivi. L’atteggiamento fortemente discriminatorio nei confronti dell’Udeur segna una brutta pagina nella storia della democrazia italiana. Alle prossime elezioni andremo da soli”.
Poi si reimmerge nel lavoro.
Alle sei di sera arriva una telefonata di Berlusconi: “Clemente, se vuoi tornare da noi sei il benvenuto, lo sai. Sempre nel rispetto della forza dei singoli partiti. Credo che un posto da sottosegretario si possa trovare”.
Sottosegretario a me che controllo milioni di voti e gioco a tressette meglio di De Mita? Stai scherzando, spero”.
Butta giù la cornetta, pensa al da farsi, si autoipnotizza davanti alle oscillazioni delle sopracciglia e si assopisce sognando di inaugurare la sede a Forlimpopoli con 17 sfogliatelle, un babà e quaranta ladroni.
Sconcertato dal numero così esiguo dei ladroni rimasti a presenziare alle inaugurazioni con buffet, si sveglia di soprassalto e si rende conto di stringere ancora la cornetta in mano.
E allora si ricorda del colloquio con Berlusconi e chiama direttamente i giornali.
Onorevole, ma sono le undici di sera...”.
Allora anche voi fate il gioco di Berlusconi. Ma io sono fedele al centrosinistra. Anzi, telefono subito a Prodi e gli dico che aderiamo senza riserve al suo progetto”.
Nelle redazioni, spazzate dal turbine innalzato dalle sopracciglia dell’onorevole, il cestino stracolmo che reca la scritta “Comunicati Mastella” si arricchisce di un nuovo foglio accartocciato che ormai staziona in precario equilibrio sul bordo.
Un redattore sospira: “Meno male che c’è la raccolta differenziata e anche questo si può riciclare”.
Un collega lo ascolta e commenta. “Di nuovo?

giovedì, 27 ottobre 2005

Addio ai preti, al Chiappeto 160 posti letto di riabilitazione” titola l’edizione genovese di Repubblica per raccontare la trasformazione del Seminario minore in un complesso ospedaliero.
Visto l’andazzo della Sanità italiana, cambieranno gli ospiti ma le preghiere continueranno a riecheggiare anche nelle nuove stanze.




Heracleum