Esemplare il servizio mandato in onda ieri sera da “Report” sulle retribuzioni e i privilegi dei parlamentari italiani.
Coloro che si sono autoridotti lo stipendio del 10% e lo hanno sbandierato al mondo, ricevono attualmente circa 5.000 euro al mese come vera e propria indennità. Cioè quella cifra sulla quale pagano le tasse e sulla quale viene applicato il famigerato 10%.
A fronte di questi 500 euro al mese a cui hanno rinunciato, nel giro degli ultimi due anni lo stipendio base, per effetto degli aggiornamenti Istat, è aumentato di 800 euro.
Appurato, quindi, che la rinuncia non è di quelle che portano sul lastrico, va anche detto che, in realtà, oltre ai canonici 5.000 euro di stipendio, i parlamentari si mettono in tasca altri 11.000 euro tra indennità varie, un congruo rimborso spese forfetario che sarebbe destinato al mantenimento (trasporti, vitto e alloggio) per chi viene da fuori Roma e invece viene utilizzato da tutti, e compensi per i collaboratori (circa 4.000 euro).
Oltretutto, molti preferiscono rinunciare ai cosiddetti “portaborse” e intascarsi la prebenda stanziata per il loro utilizzo, mentre alcuni degli stessi collaboratori hanno candidamente ammesso a “Report” di essere utilizzati gratuitamente o in nero.
Lo strano (e anche un po’ triste per la presunzione con la quale ci prendono per i fondelli) è che tanti onorevoli hanno dichiarato di non sapere che stanno usufruendo senza averne diritto del fondo messo a disposizione per chi non abita a Roma, di non essere a conoscenza di colleghi che utilizzano collaboratori in nero o gratuitamente.
E una carrellata di interviste alla domanda “Quanto guadagna un parlamentare?” non ha prodotto due risposte identiche.
Poiché è giusto porre dei limiti anche al masochismo, tralasciamo le agevolazioni (biglietti per i trasporti gratuiti, qualche migliaio di euro l’anno per i viaggi all’estero, tessere gratis per le tribune vip negli stadi, ecc.) che il faticosissimo mestiere di parlamentare riserva ai meschini che hanno la sfortuna di praticarlo, magari sommandolo alla libera professione che continuano ad esercitare (ma il tempo dove lo trovano? Hanno anche diritto ad una giornata di 32 ore?).
E se la magistratura (contabile e non) cominciasse a guardare un po’ dentro a queste cose?
Magari applicando anche ai parlamentari quella tesi del “non poteva non sapere” nella quale tanto ha sguazzato per cercare di dimostrare che i titolari delle aziende coinvolte nella corruzione non potevano non essere a conoscenza dei comportamenti illegali dei loro collaboratori.






