mercoledì, 31 agosto 2005

Beatles e Milan sulle sterline inglesi
In vista del 2008, anno in cui Liverpool sarà capitale europea della cultura, nella città inglese hanno lanciato l’idea di stampare l’immagine dei Beatles sulla banconota da 20 sterline, per rendere omaggio al gruppo musicale così “benefattore”, in termini di ritorno di immagine e quindi di turismo, verso la città.
Appresa la notizia, si è mosso anche l’ufficio stampa del Milan: “Dopo la finale di Istanbul di Champions League – hanno subito scritto in una lettera agli inglesi i responsabili della società di calcio milanese - quanto a “benefattori” i nostri giocatori non sono secondi a nessuno. Crediamo quindi opportuno valutare la possibilità di stampare l’immagine della nostra squadra perlomeno su una banconota da dieci sterline”.

Omosessuali si nasce o si diventa?
E’ l’argomento di uno studio quinquennale condotto negli Stati Uniti su cinquemila fratelli, eterosessuali e omosessuali, per scoprire eventuali alterazioni genetiche nel manifestarsi dell’omosessualità.
E quando avranno scoperto le “alterazioni”? Faremo un altro bel referendum per obbligare i genetisti a correggere l’inaudito “errore” sfuggito al controllo dell’onnipotente?
E la Chiesa cattolica si arrovellerà nell’atroce dilemma: meglio continuare ad impedire ogni manipolazione genetica sugli embrioni e accettare un essere incorreggibilmente gay, oppure rinnegare se stessa e accettare che i medici modellino il futuro pargolo ad immagine e somiglianza dei desideri del vaticano?
E chi volesse un bel figlio sano, biondo, intelligente ma irrimediabilmente omossessuale?

domenica, 28 agosto 2005

Vi consegno il consueto stupidario domenicale. Intanto piove.

No boat, no …parto!
Rivolta nel centro di prima accoglienza per clandestini a Mazara del Vallo. I trentacinque immigrati che avrebbero dovuto essere rimpatriati su un volo per la Tunisia si sono rifiutati di salire a bordo dell’aereo: “Se dobbiamo tornare preferiamo il gommone con cui siamo arrivati. E’ più sicuro”.

Il lancio
E’ in corso di svolgimento in Svezia una singolare gara di “lancio del telefonino”. Chi supera la fase eliminatoria e approda alle finali potrà cimentarsi nel lancio del cellulare e del figlio sms-dipendente. Grande successo tra le giovani coppie.

La scimmia assassina
Continua in Africa la caccia alla "scimmia mangiatrice di leoni", una misteriosa creatura avvistata in una delle regioni più remote del Congo. Delle due équipe di studiosi americani che stanno cercando di svelare il mistero, una ritiene che si tratterebbe soltanto di uno scimpanzé gigante, mentre per la seconda è sicuramente l'ultimo grande mammifero ancora sconosciuto dalla scienza. Dal canto suo, la Rai, interpellata dai biologi sulla misteriosa sparizione di uno dei concorrenti della prima edizione de “L’isola dei famosi”, si cautela dietro uno stretto riserbo. Ma si fa strada anche l’ipotesi che la faccenda abbia qualcosa a che fare con la temporanea assenza dal set della trasmissione di una concorrente che, particolarmente depressa dalla solitudine, si sia allontanata dal resto della compagnia per qualche ora, durante la quale dall’altra parte dell’isola si sono alzati strani latrati e ritmati rumori gutturali.

“We want you!”
Dieci militari britannici hanno partecipato a Manchester a un corteo gay per cercare nuove reclute per l'esercito. Gli omosessuali hanno apprezzato l’interesse dimostrato dalle forze armate nei loro confronti. Qualche perplessità è sorta quando il sergente maggiore addetto al reclutamento ha spiegato che le reclute sarebbero state impiegate nel carcere iracheno di Abu Ghraib e che avrebbero potuto continuare a dipingersi d’argento e ad indossare ali d’angelo e parrucche bionde.

sabato, 27 agosto 2005

“I polli con il virus dell’influenza aviaria. I bovini con il morbo della mucca pazza. Frutta e verdura geneticamente modificate... Compagni, non vorrei che ci toccasse ricominciare a mangiare i bambini".

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Chiacchiere, pallottole e distintivo
Linea dura contro i lanciatori di sassi dai cavalcavia. La sollecitano gli stessi poliziotti, che chiedono di poter sparare ai delinquenti beccati a fare il tirassegno sulle auto di passaggio.
Dopo le esaltanti performance dei tutori dell’ordine pubblico al G8 di Genova, la richiesta non stupisce. Semmai colpisce la motivazione: “L'uso delle armi è un deterrente più valido di quelle pene previste dalle norme vigenti ma che questi delinquenti sanno perfettamente che anche una volta catturati e processati non sconteranno mai” dice l’Usp, uno dei sindacati di Polizia.
Che l’amministrazione della giustizia in Italia faccia acqua da tutte le parti non è una grande scoperta, ma ribadita dagli addetti ai lavori la notizia assume un diverso significato. Perché anche il poliziotto più integerrimo e scrupoloso, posto perennemente di fronte all’eventualità (sarebbe meglio chiamarla certezza) che lo sforzo fatto per catturare i delinquenti sia puntualmente vanificato da leggi inefficaci, prima o poi (se non l’ha già fatto) potrebbe decidere che non valga la pena correre i rischi che ogni intervento nasconde. Senza contare, per i piccoli episodi di microcriminalità, le estenuanti procedure burocratiche che preludono anche all’istruzione di un processo per direttissima, che già oggi portano gli agenti a pensarci due volte prima di fermare qualcuno, sequestrare merce illegale, ecc..
Sulla dichiarazione dell’Usp, però, sarebbe interessante sapere che pensano non tanto i giudici (chiamati ad operare nel rispetto delle leggi vigenti), quanto i legislatori e gli stessi vertici delle forze dell’ordine.

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venerdì, 26 agosto 2005

E se fermassimo il calcio?
Il 10% degli incontri di calcio sfociati in violenza, 291.785 operatori delle forze dell’ordine impiegati per la sorveglianza negli stadi, 760 poliziotti feriti, decine di milioni di euro spesi per mantenere questo esercito di uomini.
Sono le cifre snocciolate dal ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu, sul “campionato più bello del mondo”.
Sarà forse il più bello. Di sicuro il più dispendioso di risorse economiche e umane. Altrettanto sicuramente tra i meno sicuri non solo per chi si reca allo stadio (questi in gran parte sono armati: di bastoni, petardi, bengala e motorini vari. Altri si armano all’interno: con seggiolini, lavandini ed altre suppellettili trovate in loco), ma anche per chi da quelle parti si trova a passare, abita o semplicemente parcheggia l’auto.
E allora lancio una proposta blasfema per un popolo di calciofili che ha in casa tre o quattro decoder, vede sul satellite in diretta le emozionanti partite del campionato uzbeko, mescola con destrezza le 24 schede necessarie per accedere a Sky e al digitale terrestre (salvo poi entrare in crisi se in casa si brucia una lampadina o salta l’interruttore generale della corrente elettrica), assiste scalciando dal sofà alle impedibili zuffe da studio tra i vari Melli, Ordine e Mosca che per fingere di litigare sul nulla incassano sostanziosi gettoni di presenza.
Proviamo a fermare per un anno i campionati, perlomeno quelli professionistici. Forse dilagherà comunque la violenza professionistica di chi sul mondo del calcio ha fondato il proprio benessere o quantomeno la propria visibilità (venditori di gadget, mestatori di emittenti radio e tv locali, organizzatori di trasferte, ecc.), e forse i Pronto soccorso registreranno ricoveri di schiere di calciofili entrati in crisi di astinenza.
Ma può anche darsi che qualcuno si accorga della spirale del vizio nella quale era caduto, che riscopra l’esistenza domenicale di mogli e figli e magari ritorni ad ascoltarli in un “rimbalzo di linea” come un tempo si faceva con le voci di Ciotti e Ameri da “Tutto il calcio minuto per minuto”.
E forse ci si renderà conto che al di fuori del calcio esiste un altro mondo: certamente problematico, a volte anche difficile da capire e sicuramente difficile da affrontare. Ma che può riservare piacevoli sorprese e far sentire più vivi che un pomeriggio trascorso davanti alla Tv saltando da un canale satellitare ad uno terrestre inseguendo con lo sguardo allucinato una sfera di cuoio che non vuole saperne di entrare nella porta giusta.
Chissà che tutto questo non possa un giorno avverarsi.
Ma ora vi lascio perché su Sky fanno rivedere la registrazione di Aberdeen-Heart of Midlotian, match della terza giornata del campionato scozzese. Naturalmente l’ho già visto in diretta, ma non ho ben fissato alcuni meccanismi nell’applicazione della “diagonale” difensiva dell’Aberdeen.

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giovedì, 25 agosto 2005

Una leggerissima discrasia
Siamo sull'orlo del collasso economico-finanziario con un debito pubblico e un deficit da urlo.
I disoccupati ormai rinunciano persino a mettersi in coda davanti agli sportelli delle Agenzie del lavoro perché sanno che un lavoro non lo troveranno mai.
La nostra credibilità a livello internazionale, supportata anche dalle ultime performance del caso Antonveneta, è sotto lo zero.
Il lavoro nero attrae migliaia di disperati che rischiano la vita prima per attraversare il Mediterraneo, poi nelle aziende illegali dove trovano una sistemazione di fortuna (fortuna per i titolari, naturalmente).
I giudici scendono in sciopero perché non credono nella riforma della giustizia.
I cittadini comuni nella giustizia hanno già smesso di crederci da un po', ma non possono scendere in sciopero.
I giovani più brillanti se ne vanno a lavorare all'estero perché in Italia senza un santo nel paradiso della politica o un parente stretto in qualche consiglio di amministrazione non si trova neppure un posto da "letturista" trimestrale dei contatori dell'acqua.
La ricerca mantiene questo nome solo perché in effetti i neo-laureati continuano a cercarla, ma giace abbandonata nei seminterrati di qualche polo universitario.
Ogni tanto il Governo stanzia qualche milione di euro per rifinanziare la missione in Iraq e nei nostri ospedali i pazienti (mai termine fu più azzeccato) devono portarsi da casa medicinali, bende, cerotti e tra un po' gli chiederanno di lavarsi le lenzuola.
Tre o quattro regioni del sud, senza bisogno della Lega, hanno applicato già da tempi storici il federalismo, consegnando la gestione del bene pubblico e del territorio alla malavita organizzata.
Come unici rivali sembrano avere gli stessi partiti, che, una volta al potere, si dividono ecumenicamente tutte le cariche e gli emolumenti a disposizione in enti di vario grado e consigli di amministrazione di società a partecipazione pubblica.
Si potrebbe continuare. Ma già questo mi sembra sufficiente a dare l'idea di che Italia sia quella in cui viviamo.
Di fronte a questo sfascio, gli esponenti politici, a modo loro, lavorano, intavolando imperdibili discussioni su temi affascinanti e coinvolgenti per la gente comune che a stento arriva a fine mese come:
Ritorna o meno la questione morale?
Centro-sinistra con il trattino o senza trattino?
C'è spazio al centro? E se sì, ci entrerebbe un "grande centro"? (“No – verrebbe da rispondere - al centro non c’è più spazio. Ormai ce l’avete messo dentro troppe volte per farci entrare ancora qualcosa”).
E se rinasce il centro, la sinistra e la destra meno estremiste dove si collocano? E poi, queste forze estremiste, sono o non sono forze di governo o solo d’opposizione?
E queste primarie nel centrosinistra, le facciamo oppure no?
E chi si candida? Solo Prodi che è il candidato "naturale" ma come i figli naturali poi non tutti lo riconoscono?
E nel centrodestra, la mettiamo su oppure no questa lista unica?
E chi deve essere il candidato premier? Berlusconi che sta perdendo consensi ma recuperando capelli? Casini che Berlusconi crede suo figlio solo perché si chiama Pierferdinando?  O Formigoni che a questo punto, trascorsa una decina di Meeting dell’amicizia di Rimini, dovrebbe aver finalmente perso la verginità?
E i disobbedienti che sfasciano tutto in strada e disobbediscono (chiaramente) a tutti quando sono in piazza (preferibilmente con un passamontagna calato sul volto), non è che una volta a casa fanno gli zerbini di mogli, conviventi e fidanzate, e vanno a prendere il latte se mandati dalla mamma?
Davanti a tutte queste domande, che dire? Ancora una volta, ai “poster” (quelli elettorali, che tra qualche mese ci rovineranno le passeggiate in centro) l’ardua sentenza!

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mercoledì, 24 agosto 2005

IL GRANDE CENTRO

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martedì, 23 agosto 2005

Violentata per quattro giorni dal "branco"
Sei uomini tra i 38 e i 54 anni - un italiano, un romeno, un russo, un ucraino e due moldavi - sono stati arrestati dalla polizia con l'accusa di aver violentato e rapinato una donna italiana di 37 anni a Roma. Gli uomini accusati della violenza già venti giorni fa erano stati fermati dalla polizia e ai cinque stranieri era stati stato intimato di lasciare il territorio nazionale perché clandestini".
(Repubblica on-line, 23 agosto 2005)

Ecco l’ennesimo, squallido esempio della multietnicità del crimine e della violenza cieca e gratuita, nella quale gli italiani sguazzano come e peggio degli immigrati. A quel “fermati dalla Polizia”, poi, preferirei un “temporaneamente ma non sufficientemente a lungo trattenuti”.

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Heracleum